Perdonare è un’arte, ecco perché

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Marcel Proust diceva che chi si vendica è felice per un istante, chi perdona è felice tutta la vita: niente di più vero.

Il perdono scatena nel cervello una serie di reazioni elettrochimiche che culminano nell’aumento dell’empatia verso l’altro e stimolano l’area addetta alla sensibilità e alla comprensione: se perdoniamo chi ci ha fatto del male è come se il nostro cervello, insieme con il nostro cuore, letteralmente si sciogliesse e lasciasse entrare tutto l’amore e la comprensione che l’astio perpetuato nel tempo ha allontanato.

Forse non è esatto dire che perdonare fa bene, quanto il contrario. Covare rancore verso chi ci ha fatto del male, col passare del tempo alimenta dentro di noi la rabbia per il maltolto, che lentamente inizia a roderci dentro e a farci del male: chi non riesce a perdonare ha cali di umore, scatti d’ira e addirittura i più repressi hanno anche episodi di gastrite nervosa.

L’ira è un fuoco che brucia dentro e impedisce di sorridere alla vita, il malumore per il torto subito spesso “infetta” tutte le relazioni della nostra vita, perché come una macchia d’olio la rabbia si espande e inizia a intaccare la serenità dei rapporti interpersonali.

Reagire attivamente

Subire un tradimento, sia di natura sentimentale che amicale, è un’esperienza terribile e solo chi l’ha subito può conoscere la sensazione di confusione, delusione e disperazione che si provano quando qualcuno di amato tradisce la nostra fiducia. Una reazione rabbiosa è più che mai comprensibile, per i primi tempi.

Spesso chi subisce un tradimento si sente inerme e inutile, perché non riesce a comprendere le ragioni del trattamento subito e proprio come un cucciolo smarrito non riesce a riprendere le redini della relazione.

Una volta che sia passata molta acqua sotto i ponti, il perdono in questa situazione può essere più che mai una manna dal cielo: la vittima smette di essere inerme e partecipa attivamente al proprio benessere, decide in prima persona delle sorti della relazione e si erge al di sopra del “malandrino” per nobiltà d’animo e comprensione.

Non c’è nulla che sciolga di più che un cuore ferito che riesce a perdonare, senza contare il fatto che a chi perdona necessariamente non si può dire di no!

Chi non perdona non fa l’amore

Essere guidati dall’ira non è mai consigliabile, per quanto il torto subito possa essere biasimabile e duro: l’ira predispone l’animo allo scontro e irrigidisce lo spirito che non riesce ad andare avanti. Metaforicamente è come se il nostro spirito rimanesse bloccato come un disco rotto: non facciamo che passare e ripassare a memoria le ferite inferte da chi ci ha fatto del male, montando la rabbia come panna e rimembrando ossessivamente il ricordo negativo.

La rigidità ci porta a rifiutare le nuove conoscenze e a vedere con distacco e diffidenza chi ci sta intorno.

In una parola, la rabbia ci isola dal resto del mondo.

Cullarsi nella convinzione di aver subito qualcosa di assurdamente terribile è facile quando si soffre molto, ma dopo aver opportunamente sfogato rabbia e tristezza, ci si deve necessariamente incanalare verso la calma e il perdono, semplicemente per la propria salute.

Metaforicamente il perdono è un dimenticare l’accaduto e andare avanti, accettare l’attuale stato di cose senza ripensare più all’onta subita: una decisione attiva che non serve solo alla salute, ma anche alle relazioni, perché predispone al cambiamento, alla comprensione e all’empatia.

Tornare a sorridere dopo un tradimento non è facile, ma è il più grande regalo che possiamo fare a noi stesse.

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